Il racconto della canapa in Italia è spesso prigioniero di un paradosso: a fronte di un passato glorioso che tutti conosciamo, il presente fatica a trovare una dimensione industriale stabile. Se guardiamo agli ultimi anni, i numeri parlano chiaro e non lasciano spazio a interpretazioni edulcorate.
Dopo l’entusiasmo seguito all’approvazione della Legge 242/16 che aveva spinto le coltivazioni fino a una punta di circa 4.000 ettari, il settore ha subito una contrazione drastica.
La pandemia del 2020 ha segnato uno spartiacque negativo da cui il comparto è uscito fortemente provato:
- 2020: poco più di 600 ettari (denunciati ai fini PAC).
- 2022: la soglia scende sotto i 500 ettari.
- 2025: il punto di minimo storico, con meno di 300 ettari in tutta Italia.
In questo scenario di estrema fragilità, lo scorso anno il Piemonte si è confermato capofila della resistenza, grazie soprattutto alla filiera della moltiplicazione delle varietà storiche italiane (80 ettari), superando di poco i 90 ettari totali regionali.
Le cause del calo di coltivazioni degli ultimi cinque anni sono strutturali e note:
- Carenza di impianti industriali: Senza centri di trasformazione vicini, il valore aggiunto della paglia si disperde.
- Gap tecnologico: La mancanza di soluzioni meccaniche soddisfacenti per la trebbiatura del seme e per le fasi critiche del post-raccolta aumenta i rischi e i costi per le aziende agricole.
- Un mercato di materie prime e semilavorati ancora fragile e che subisce l’arrivo di prodotto a prezzi relativamente bassi dall’estero.
- Poca conoscenza da parte del consumatore finale delle qualità e proprietà eccezionali della canapa nei più diversi ambiti.

Prospettive per i prossimi anni
Il 2026 si prospetta come un anno di timida ripresa in particolare nelle regioni del Centro-Nord: l’avvio della trasformazione delle paglie di canapa da parte dell’impianto di Parma e di una sperimentazione di coltivazione finalizzata a produrre materia per l’agricoltura e il florovivaismo, unitamente ad una costante crescita di domanda di semilavorati da parte delle aziende di seconda trasformazione, con tutte le cautele del caso, ci fa ben sperare.
E per il futuro prossimo? … Il futuro prossimo della canapa industriale non può poggiare solo sulle spalle dei singoli pionieri o delle aziende più coraggiose. Per passare dalla “speranza” alla “struttura”, è indispensabile un cambio di passo collettivo.
È necessario che la politica, le istituzioni a ogni livello e le associazioni di categoria agricole facciano scelte coraggiose e decise.
Occorre sostenere con forza e convinzione lo sviluppo sano delle filiere industriali: dalla semplificazione normativa e burocratica agli incentivi per la filiera agricola e della trasformazione, fino alla promozione dei prodotti finiti.
La canapa non è solo una coltura del passato; è la materia prima di un futuro sostenibile che l’Italia ha il dovere di guidare, non di inseguire.


Dopo tre anni di vicissitudini così surreali da meritarsi d’esser oggetto di un libro, finalmente le varietà storiche italiane sono tornate nel Monferrato, in Piemonte, nelle stesse terre in cui sono state coltivate fino al 2020.
La scorsa settimana è terminata la trebbiatura con la raccolta di Eletta Campana, che delle tre varietà è la più tardiva. Gli agricoltori hanno sperimentato in un primo tempo una trebbia con barra modificata per la canapa da una azienda meccanica dell’alessandrino ma purtroppo dopo cinque giorni ci si è dovuti arrendere all’evidenza che le canape giganti sono troppo ostiche da lavorare e che se si voleva terminare la raccolta senza gravi danni era necessario subito ricorrere alla mietitrebbia tedesca che fino ad oggi è stata l’unica in grado di raccogliere i semi delle canape nostrane. Per cui con un cambio macchina rapido quasi quanto un pit stop della Ferrari si è ripresa la trebbiatura e si è portata a termine la raccolta prima che il tempo si deteriorasse.
Assocanapa protagonista alla Fiera Nazionale del Peperone di Carmagnola.
Assocanapa Piemonte protagonista domenica 28 maggio all’evento Cellarinia organizzato dal Comune astigiano di Cellarengo.
Tante cose sono accadute in questi ultimi sei mesi. Abbiamo dovuto rinunciare al nostro progetto iniziato nel 2018 per creare Assocanapagroup: tre entità diverse, una associazione, una società, una cooperativa agricola impegnate a realizzare un modello di filiera corta e sostenibile della canapa industriale partendo dalla condivisione di obiettivi ed intenti e svolgendo un lavoro sinergico e solidale. Non è il momento di raccontare la successione incredibile di eventi negativi che a partire dalla fine del 2019 ci hanno portato ad un epilogo ben diverso da quello che avevamo progettato e perseguito.