LAVORAZIONI
aggiornamento agosto 2016



Breve storia della canapa e delle sue lavorazioni ~ Lavorazione degli steli e usi moderni ~ Cosa sapere per capirne di piu'

IERI

Per molti secoli la canapa e' stata la pianta da fibra piu' coltivata nei nostri paesi per l'impiego della fibra che si ricava dalla sua corteccia in cordami, filati e tessuti di resistenza insuperabile. Il canapulo, cioe' la parte legnosa interna dello stelo, veniva invece utilizzata quasi soltanto per avviare il fuoco nei focolari domestici e nei forni. Fino alla meta' del secolo scorso dipendevano da corde, cordami e spaghi di ogni dimensione gli attacchi di carrozze, carri, attrezzi agricoli mentre rista, fili, robusti teli di canapa venivano utilizzati nell'economia domestica e in quella artigianale/proto industriale di tutti i settori (idraulici, elettricisti, fabbri, meccanici, macellai, panettieri, barbieri per citare gli artigiani ma anche carri ferroviari, sellerie e simili). Nell'abbigliamento da lavoro il tessuto di canapa era il piu' diffuso. In tutti i paesi delle latitudini temperate la produzione tessile da fibra di canapa era imponente.

I principali consumatori della fibra di canapa furono pero' gli eserciti.
Le marine mercantili e militari la usarono per vele, gomene, sartiame e attrezzi per le imbarcazioni di ogni dimensione; e' stato calcolato che una caravella come quelle di Cristoforo Colombo portava a bordo circa 40 tonnellate di materiali di canapa. Gli eserciti di terra d'altro canto fino all'ultima Guerra Mondiale se ne sono serviti per tende da campo, brandine, materassini, parti di abbigliamento come cinture, berretti, bandoliere, uose, parti di calzature, tute e reti mimetiche.


L'olio di semi di canapa fu usato per secoli come impregnante per le imbarcazioni in legno ed e' stato agli inizi del Novecento negli USA l'olio industriale di maggiore importanza, impiegato nelle citta' per la prima illuminazione pubblica, ma anche come combustibile e carburante e ancora in inchiostri, detersivi e detergenti. Il declino dell'importanza della canapa inizio' con la motorizzazione navale verso la fine dell'Ottocento. Negli anni Trenta negli USA la lobby dei petrolieri, esclusivamente per proprio interesse, avverso' senza scrupoli la canapa con una montatura tale da farla mettere al bando e non ci fu ritorno anche se la montatura venne riconosciuta ufficialmente anche da un'indagine postuma del Senato americano.
Dopo la seconda Guerra Mondiale la diffusione in Europa di filati e tessuti di cotone meno costosi e dei filati sintetici di origine petrolifera (nylon, poliestere ecc) furono, insieme all'estrema fatica richiesta dalla coltivazione e dalla lavorazione della canapa, le vere cause dell'abbandono della coltivazione in Europa e del fatto che nella normativa della nascente UE la canapa venne considerata soltanto piu' in quanto pianta da droga, ignorandosi non solo gli importanti usi tessili e cartari ma anche quelli alimentari, nutraceutici e terapeutici noti da millenni e fino ad allora ammessi e riconosciuti ufficialmente in tutto il mondo.
La normativa antidroga sopravvenuta dagli anni Settanta del secolo scorso in tutta Europa ad imitazione di quanto avvenuto negli USA fece poi ritenere ai piu' illecita non solo la coltivazione della canapa da droga ma di tutta la canapa in genere.

OGGI

Sotto la spinta dell'esigenza di ridurre l'impatto devastante per l'ambiente e per la salute e di contrastare la riduzione della biodiversita' causati dall'agricoltura intensiva (consumatrice di diserbanti, fertilizzanti e pesticidi da chimica "sporca") e da produzioni mediante processi inquinanti nei principali settori industriali compreso quello energetico, ormai da quasi tre decenni nei paesi sviluppati si e' pensato di incentivare l'impiego di materiali prodotti da un'agricoltura "virtuosa" in sostituzione dei materiali di origine fossile o comunque inquinanti. L'UE, ignorando la canapa per le produzioni tessili ormai considerate "da terzo mondo", incentivo' quindi fino alla campagna agraria 2001/2002 la coltivazione della canapa esclusivamente per la produzione di fibra tecnica per le industrie con contributi di molto superiori a quelli erogati per le produzioni di cereali.
Contemporaneamente sono state sviluppate tecniche di valutazione dei materiali sotto il profilo dell'impatto sull'ambiente nel loro intero ciclo di vita (LCA), come si e' pensato e sono stati adottati primi meccanismi di penalizzazione delle produzioni inquinanti.
Ma non si puo' dire che fino ad oggi i risultati raggiunti siano importanti e non soltanto per resistenze ideologiche o di interessi economici ma soprattutto per difficolta' tecnologiche.
La necessita' di accelerare nelle produzioni agricole e in quelle industriali i cambiamenti da tempo ipotizzati e' stata riaffermata molto di recente con il riconoscimento, da parte degli stati di tutto il mondo comprese le nuove potenze industriali emergenti, della necessita' urgente di ridurre le emissioni di CO2 al fine di contrastare i cambiamenti climatici che stanno sconvolgendo il nostro pianeta.
Tra le colture piu' interessanti in quest'ottica soprattutto alle latitudini temperate si pone la canapa, per la sua interazione con il terreno diversa da quella delle altre colture industriali, per la sua grande resa in biomassa, per le caratteristiche di composizione chimica e di struttura fisica non solo della fibra ma anche del canapulo.
Il motivo per cui, nonostante la diffusione di queste idee e i contributi alla coltivazione e alla prima trasformazione, la coltivazione della canapa non si e' diffusa rapidamente e' dovuta alle difficolta' che si incontrano non solo a causa della totale mancanza di chiarezza del quadro normativo e dei rischi conseguenti a tale lacuna, ma soprattutto per il fatto che, in conseguenza dell'interruzione della coltivazione e della lavorazione per piu' di sessant'anni e anche a causa della miopia delle istituzioni di ricerca deputate, rispetto alle altre colture che si coltivano su milioni di ettari da decenni in tutto il mondo (ad esempio al mais o alla soia) la canapa subisce un enorme divario (gap) tecnologico sia per quanto concerne l'aspetto agronomico (varieta' idonee, rese per ettaro) sia per quanto concerne i macchinari per la coltivazione e la raccolta e i macchinari e i processi per le lavorazioni successive.
Infatti per la canapa come in generale per qualsiasi pianta da fibra, a qualsiasi impiego industriale completamente ecocompatibile si vogliano destinare gli steli, occorre sempre separare la fibra dal canapulo prima di passare a lavorazioni piu' specifiche.


LA PRIMA TRASFORMAZIONE

E' chiamata prima trasformazione l'operazione con la quale la fibra (contenuta nella corteccia della pianta) viene separata dal canapulo che e' la parte interna piu' legnosa avente la funzione di sostegno della pianta stessa; tale operazione puo' avvenire previa una macerazione degli steli oppure senza macerazione.

La prima trasformazione viene tecnicamente detta stigliatura (tiglio = fibra) quando gli steli nella raccolta e nelle lavorazioni seguenti vengono tenuti tra loro paralleli per agevolare a valle la pettinatura, si tratta quindi di una lavorazione finalizzata al tessile tradizionale. Quando invece gli steli tagliati in segmenti o interi vengono pressati alla rinfusa in campo formando delle balle, la successiva prima trasformazione viene detta "sfibratura" o "decorticazione"; da tale operazione si ottiene "fibra tecnica" detta anche "lana di canapa". In entrambe le lavorazioni (stigliatura e sfibratura) il canapulo viene ridotto in pezzi.
Assocanapa Coordinamento Nazionale per la canapicoltura in Italia, associazione alla quale va attribuito il merito del ritorno della canapicoltura in Italia, ha sempre evidenziato che la prima trasformazione degli steli della canapa assume importanza determinante per la sostenibilita' economica della coltivazione della canapa in Italia perche' senza l'impiego di tutte le parti della pianta non e' possibile nei paesi sviluppati costruire filiere in grado di consentire una adeguata retribuzione per l'agricoltore che coltiva canapa.
Questa affermazione non vale soltanto per le coltivazioni che hanno come primo obiettivo oggi la fibra per l'edilizia e per l'automotive e domani potranno destinare fibra al cartario, alla produzione di pannoloni e pannolini, al tessile, alla plasturgia, ma vale anche per le coltivazioni che hanno come primo obiettivo la produzione di seme ad uso alimentare e deve essere integrata con un altro rilievo importante da sempre sottolineato da Assocanapa e cioe' che, essendo gli steli di canapa secchi un materiale povero e molto voluminoso rispetto al peso, per razionalizzare il ciclo produttivo a vantaggio dell'agricoltore e dell'ambiente e' indispensabile che l'impianto di prima trasformazione si trovi in un raggio il piu' limitato possibile rispetto ai campi dove la canapa viene coltivata, in modo che sia lo stesso agricoltore nel contesto della sua attivita' professionale a poter trasportare le paglie di canapa all'impianto che esegue la prima trasformazione.







PRIMA TRASFORMAZIONE DELLA CANAPA IERI E OGGI ~ DESTINAZIONE DEI SEMILAVORATI

Fino agli anni Cinquanta/Sessanta nei paesi europei venivano coltivati sia il lino che la canapa con impiego di tecniche colturali e di lavorazione, utensili e primi macchinari diversi per una specie e per l'altra, essendo le due piante morfologicamente molto diverse. E diverse erano anche le tecniche colturali e di lavorazione delle canape nordiche rispetto a quelle utilizzate per le canape dei paesi mediterranei e questo non solo per le differenze morfologiche tra i due tipi di canape ma anche per la diversita' del clima, piu' piovoso e fresco al Nord, piu' asciutto e caldo al Sud.
Le vecchie canape dioiche del Nord Europa avevano come hanno ancora oggi le moderne canape monoiche nordeuropee, caratteristiche morfologiche diverse dalle canape selezionate alle latitudini piu' calde: sono piu' ridotte di altezza (sui 2 m) e nel diametro degli steli (alcuni mm); producono quindi meno biomassa per ettaro (media 35 q/ha - circa 1/3 delle canape mediterranee); quelle moderne selezionate per le colture industriali sul peso complessivo degli steli contengono una percentuale di fibra totale piu' elevata (fino al 37%); la fibra e' meno robusta; il canapulo in pezzi assomiglia alla paglia di grano (sottile e piatto).

Le antiche canape italiane dioiche furono battezzate "giganti" per l'altezza (media 5/6 m); il diametro del loro stelo alla base puo' arrivare ad alcuni centimetri, producono una biomassa per ettaro molto importante (dagli 80 ai 130 q/ha ed oltre), contengono in percentuale sul peso di tutto lo stelo meno fibra (22/24%); la loro fibra e' piu' resistente; il loro canapulo ridotto in pezzi, salvo che nel colore (bianco o grigio), assomiglia di piu' al truciolo di legno ed e' piu' adatto per l'edilizia prestandosi maggiormente a lavorazioni specializzate. Nonostante le sollecitazioni di Assocanapa ripetute fin dal 2003, non sono disponibili canape monoiche italiane interessanti.

Alle latitudini nordiche, salvo stagioni avverse, la macerazione in campo (con la pioggia) da' in genere buoni risultati mentre alle latitudini italiane molto raramente la macerazione in campo da' risultati soddisfacenti anche usando canape in qualche modo nanizzate. E per questo motivo in Italia furono molto utilizzate in passato la macerazione in acqua stagnante o corrente e la asciugatura in campo.
Per quanto concerne i macchinari per la stigliatura, dopo tante prove eseguite in Italia da agronomi e imprenditori autorevoli a fine Ottocento e nei primi decenni del Novecento, tutti dovettero riconoscere l'impossibilita' di usare sulle canape italiane i macchinari inventati in Francia per le canape francesi (macchinari con i quali si poteva anche senza macerazione arrivare alla fibra per la filatura).
Dopo che per decenni la coltivazione e la lavorazione della canapa era stata abbandonata in tutta Europa (eccetto che in Russia), da qualche decennio la lavorazione della canapa avviene essenzialmente in Francia e sporadicamente in Germania con l'impiego di impianti progettati per il lino, con registrazioni e piccole modifiche per tenere conto della differenza che esiste anche tra le fibre di lino e le fibre delle canape nordiche. Gli impianti di cui si tratta costano complessivamente tra i 4 e i 5 milioni di euro a seconda della configurazione e delle caratteristiche dei semilavorati che ottengono e lavorano il prodotto vegetale di circa 1500 ettari coltivati in prossimita' degli stessi impianti, che ritirano le balle scalarmente durante tutto l'anno. Questi impianti, essendo concepiti per il lino (pianta alta in media poco piu' di 1 metro), lavorano con il sistema detto "hemp-flax" e cioe' al momento della raccolta gli steli di canapa, anche se in genere arrivano solo sui 2 metri di altezza, vengono tagliati in segmenti di misura da 30 a 60 cm che, a macerazione in campo completata e quando sono bene asciutti, vengono pressati in balle.
La fibra ottenuta dalla prima trasformazione nei paesi del nord Europa e' destinata oggi ai pannelli isolanti per l'edilizia, ai geotessili e all'automotive (imbottiture di fiancate, tettuccio, cruscotto) mentre il canapulo va in grandissima parte alle lettiere e almeno in Francia in piccola percentuale all'edilizia. Per quanto riguarda gli impieghi della fibra nel rinforzo delle plastiche e nella produzione di altri biocompositi, destinazione di cui si parla da anni, decenni di ricerca non hanno dato risultati concreti importanti perche' ad avviso di Assocanapa fino ad oggi non e' stato fatto uno sforzo sufficiente sul versante dei macchinari per la lavorazione della fibra dopo la prima trasformazione. In parte per lo stesso motivo il tessile tradizionale e' rimasto confinato in Cina dove la coltivazione e la raccolta sono ancora eseguite con i sistemi antichi.
Assocanapa per la sua conoscenza effettiva del mondo agricolo e della canapa, ha capito ed evidenziato molto presto:
  • che la presenza di impianti di prima trasformazione degli steli di canapa situati all'interno di bacini di produzione di raggio limitato e' essenziale perche' la coltivazione della canapa possa reggere economicamente in Italia e negli altri paesi sviluppati evitando il trasferimento di milioni di tonnellate di fibre dai paesi emergenti ai paesi “sviluppati” con danno per le economie e la salute pubblica di entrambi e ancora dell'ambiente in generale
  • che la canapa puo' essere per le aziende agricole moderne una buona coltura da rotazione perlomeno in alcune aree del paese mentre non possono esistere aziende agricole dedite esclusivamente alla coltivazione della canapa industriale
  • che in Italia la canapa industriale puo' dare un contributo allo sviluppo di prodotti alimentari di pregio se sara' emanata rapidamente una normativa chiara, basata su evidenze scientifiche e logica senza nulla concedere a campanilismi e clientelismi di diverso genere o a illusioni di liberalizzazione totale e tantomeno alle speculazioni che in genere accompagnano i prodotti farmaceutici o presunti tali
  • che soltanto quando la canapa industriale comincera' ad essere conosciuta per quello che puo' dare alle economie moderne e le coltivazioni di essa cominceranno ad estendersi sul pianeta, le aziende agromeccaniche e meccaniche cominceranno seriamente a pensare di ideare, progettare e produrre macchinari utili per coltivarla e ancora di piu' per lavorarne gli steli

Di fronte all'inerzia delle aziende del settore non interessate ad una coltura che ancora oggi fa poche migliaia di ettari nel mondo e la cui vita continua ad essere messa in forse dai pregiudizi, dagli interessi contrastanti, dall'inerzia dei burocrati e soprattutto dalla mancanza di regole chiare, Assocanapa dal 2003 ha impegnato buona parte delle sue energie di lavoro e finanziarie per colmare il gap sia per quanto concerne il patrimonio genetico che per quanto concerne la prima trasformazione, gap che non e' solo italiano ma e' di tutto il mondo.

Ovviamente prima si e' tentato di utilizzare macchinari gia' esistenti come trince o cippatrici che tuttavia non consentivano produzioni orarie significative o non davano materiali interessanti per le produzioni industriali. Infine negli anni 2007/2009, principalmente con le sue risorse umane e finanziarie ed anche con un piccolo contributo della Regione Piemonte ha realizzato insieme al CNR Imamoter piemontese il prototipo di macchinario per il quale e' stato depositato il brevetto nel 2010, concesso nel 2013. Da allora non ha cessato di lavorare per migliorare il prototipo e per realizzare ed ottimizzare la linea del canapulo, per la quale ha subito riscontrato interesse.
In condizioni di materiali vegetali ottimali (canapa macerata in campo priva di infestanti e di corpi estranei) questo macchinario consente, con le canape italiane, notoriamente tra le piu' robuste e resistenti al mondo, di lavorare circa 1 tonnellata/ora di steli e quindi di lavorare a regime con due turni di lavoro al giorno il prodotto di 500/700 ha di coltivazioni da steli oppure 1000/1500 ettari di coltivazioni da seme (nella mietrebbiatura del seme circa il 50% degli steli va perduto). Il canapulo fino ad oggi prodotto in Italia e' andato tutto all'edilizia o alla produzione di materiali per l'edilizia mentre per la fibra si sono soltanto di recente aperte opportunita' interessanti sulle quali Assocanapa come di consueto si sta impegnando insieme ad importanti istituti di ricerca e ad altre aziende.
 

www.assocanapa.org :: assocanapa@gmail.com :: via Morello 2/A - 10022 CARMAGNOLA (TO)