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ASSOCANAPA SI STRUTTURA SUL TERRITORIO ITALIANO. Assemblea nazionale straordinaria in programma a Carmagnola

CARMAGNOLA (TO) -  Da Carmagnola si è partiti a fine febbraio 2016 e a Carmagnola si tornerà con l’assemblea nazionale straordinaria 2017, questa volta con un risultato importante acquisito: l’approvazione da parte del Parlamento della legge per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa. Questo passo avanti perseguito da più di 10 anni consente un altro passo delineato nell’assemblea straordinaria dello scorso anno: la configurazione di Assocanapa Srl come organizzazione delle filiere Assocanapa sul territorio italiano.
Le esperienze del 2016 hanno rafforzato la consapevolezza che:
  • per ragioni tecniche e per le specificità della canapa, soltanto filiere del tutto complete su base territoriale non vasta, bene organizzate nelle attività di programmazione, supporto agli agricoltori e loro associazioni anche per la parte tecnico/burocratica ed agronomica e il monitoraggio delle attività di coltivazione, raccolta, prima e seconda lavorazione, filiere però unite nello svolgimento delle azioni più ”strategiche” ormai individuate, potranno portare la coltivazione della canapa in Italia ad essere una realtà significativa sotto l’aspetto produttivo, garantendo agli agricoltori associati il reddito che oggi non trovano o di cui non hanno sicurezza. Ciò non toglie naturalmente che a livello di filiera corta ci possano essere esperienze di minore portata e meno impegnative ma comunque redditizie a livello aziendale. L’importante è che non si tratti di frodi che coprono la commercializzazione di prodotti di provenienza estera
  • che la produzione di canapa piemontese viene a superare il potenziale di lavoro dell’impianto di Carmagnola che peraltro non riesce a soddisfare la crescita della domanda, ragione per cui si sta programmando un secondo impianto con ogni probabilità a Casale Monferrato

Avendo come stella polare la italianità del prodotto intesa come prodotto proveniente da coltivazioni italiane e quindi la tracciabilità dello stesso, crediamo di avere raggiunto un buon livello di elaborazione del modello organizzativo, in pratica già in atto in Piemonte. E’ molto probabile che a regime Assocanapa Srl sarà gestita principalmente dalle filiere locali mentre l’Associazione potrebbe diventare simile all’Interchanvre francese ma non escludo che si possano anche prendere altre strade interessanti. Il lavoro da fare è tanto, mettere d’accordo le teste non sempre è facile ma già ci sono esempi per colture importanti. Sarà determinante per la riuscita del nostro progetto anche la rapidità con cui Governo e Regioni sapranno chiarirsi le idee e decidere coordinandosi per evitare l’inutile spreco di risorse a cui spesso abbiamo assistito e ancora assistiamo, anche ascoltando le voci che rappresentano chi effettivamente lavora sul campo. Anche per la canapa la natura non conosce i tempi burocratici, se si perde un treno lo si perde per sempre. E non si può sperare soltanto nella capacità della canapa di sopprimere le erbe infestanti e di fare miracoli!

La Presidente del Coordinamento Nazionale per la canapicoltura Margherita Baravalle spiega per chi non conosce la storia di Assocanapa e di Assocanapa Srl: "Dopo 5 anni di attività come associazione, a fine 2002 ci trovammo a dover costituire una Srl per poter ottenere dalla Regione Piemonte l’autorizzazione ad operare come ditta sementiera per riprodurre le varietà di canapa italiane Carmagnola e CS e le varietà da esse derivate che avevamo acquistato in concessione dall’ISCI di Bologna (Ministero delle Politiche Agricole), per poter commercializzare sementi estere, per cominciare a cercare di realizzare un macchinario moderno che potesse lavorare gli steli delle nostre canape. Allora a coltivare canapa erano, oltre agli “storici” Felice Giraudo, Michele Sandri, Giorgio Lisa a cui si era aggiunto dieci anni dopo Cesare Quaglia, poche decine di appassionati in genere non agricoltori, sparsi qua e là nel nord e centro Italia.
Subito abbiamo pensato di far entrare nella Srl tutti i soci dell’associazione, tanto che nell’atto notarile abbiamo stabilito la misura della quota sociale in 1 euro pensando su idea di Leonardo Moretti ad una sorta di azionariato diffuso. E così fondammo la società dandole il nome di Assocanapa Srl, impegnata per statuto a sostenere il Coordinamento Nazionale detto in breve Assocanapa. Ma subito dopo, partecipando al Gruppo di lavoro costituito presso il Ministero delle Politiche Agricole (MIPAF), gruppo al quale partecipavano attivamente oltre allo stesso MIPAF il Ministero della Salute e la Direzione Centrale dei Servizi Antidroga del Ministero dell’Interno, avendo la nostra associazione una componente antiproibizionista, ci siamo resi conto che non avremmo potuto fare passi avanti se cominciavamo subito a mettere sul tavolo le discussioni sul THC. Per ragioni di strategia, in attesa che nell’opinione pubblica maturassero i tempi per poter discutere liberamente di questi temi delicati, dovevamo porre un argine al prevedibile afflusso in Assocanapa Srl dei fautori della canapa terapeutica e della canapa ludica molto più numerosi dei fautori della canapa industriale.
L’argine che decidemmo su due piedi fu di condizionare l’ingresso dei soci nella Srl al versamento minimo di 5.000 quote da 1 euro e quindi di 5mila euro. Il marchingegno funzionò e Assocanapa Srl fece gradualmente i primi passi nel mondo “reale”: l‘acquisto di semente da francesi e ungheresi, le prime modifiche delle trebbie per le nostre canape, il piccolo impianto per essiccazione, selezione ed insaccamento del seme da semina, le prime prove di adattamento alla canapa di macchinari costruiti per altre colture, diversi piccoli progetti in Piemonte, Emilia, Umbria, fino all’importante progetto pilota detto “Canapone” in Toscana, per cui Felice Giraudo mise in piedi una cordata di tutto rispetto.
L’interesse per la canapa cominciò a passare dalla semplice passione alla pratica quando a metà del 2009 si ottenne dal Ministero della Salute la circolare che apriva la possibilità dell’impiego alimentare del seme di canapa e si completò il prototipo di impianto di prima trasformazione degli steli di canapa realizzato anche con un contributo della Regione Piemonte, che venne presentato nel 2010 all’Università di Bologna, lo stesso per cui con il CNR è stato conseguito il brevetto nel 2013. Cominciammo ad acquistare le balle di steli di canapa prodotte per altri e che erano rimaste invendute per anni spostandole da Udine, Modena, Umbria e Marche e poco alla volta la coltivazione della canapa cominciò ad allargarsi, parliamo di qualche centinaio di ettari. Finalmente sentivamo affacciarsi l’interesse delle vere aziende agricole.
Nella prima assemblea nazionale organizzata nel 2011 a Cerveteri con l’aiuto del nostro referente per il Lazio Marco Mai abbiamo cominciato a discutere dell’organizzazione dell’Associazione, del rapporto tra Associazione ed Assocanapa srl, dei servizi da dare agli associati e anche dei conflitti interni che stavano nascendo in alcune aree. Fu allora che, per dare maggiore peso all’Associazione di fronte al MIPAF, l’assemblea decise che chi acquistava la semente da Assocanapa srl, se lo richiedeva specificamente, veniva senza il pagamento di quota associato al Coordinamento Nazionale per l’anno dell’acquisto e per il successivo. Abbiamo poi comunque continuato ad operare in difesa di tutti i coltivatori di canapa, associati o no, e anche di alcuni che cominciavano a lavorarla. La discussione è andata avanti negli anni e si è approfondita a mano a mano che la coltivazione si è estesa mentre la situazione si è complicata per la comparsa sulla scena di soggetti poco raccomandabili agevolati dalla confusione a livello normativo, dalla mancanza di controlli e dalla diffusione di notizie campate per aria da parte di giornali e mass media. Mentre si continuava nel lavoro si facevano esperienze fruttuose ma anche costose. Ci si è allora dovuto porre il problema di distinguere tra soci e non soci e di come tutelare a vantaggio degli associati le conoscenze acquisite in tanti anni di lavoro. Il problema fu affrontato in particolare nella riunione dei referenti locali organizzata sempre a Cerveteri nel 2013.
Lo scorso anno nell’assemblea nazionale straordinaria di Carmagnola per la prima volta la componente agricola ha avuto una parte importante grazie soprattutto alle donne ma si sono delineati contorni anche per la rappresentanza dell’edilizia e dell’alimentare, settori senza i quali le filiere non sono complete e non stanno in piedi. E non sono mancati i rappresentanti del terapeutico e del farmaceutico. Si è allora deciso di dare più forza all’associazione con una quota associativa unica per tutti e per il 2017 si è ragionato sull’apertura della Srl alle aziende agricole, con modalità praticabili."



 

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